Dal minimalismo al barocco. Quattro storie tra informatica e letteratura. Articolo apparso su ‘Mondo Digitale’, 73, dicembre 2017


Un mio articolo con questo titolo -Dal minimalismo al barocco. Quattro storie tra informatica e letteratura- è apparso sul numero 73 (dicembre 2017) di Mondo digitale, rivista dell’AICA (Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico).

Il Sommario dell’articolo
L’informatica influenza la letteratura. E a sua volta la letteratura influenza l’informatica.
L’articolo inizia mostrando un caso esemplare di influenza dell’informatica sulla letteratura: la scuola minimalista. Si mostra come il minimalismo letterario, così’ come la critica del testo semiologica e strutturalista, discendano dalla Teoria Matematica della Comunicazione di Shannon.
Si sostiene poi che per questa via sembra scomparire dalla scena la figura dell’autore. E sembra scomparire la libertà del lettore. Eppure è facile mostrare come la presenza di autore e lettore, la loro libertà e il loro piacere di condividere narrazioni, non possono essere soppresse.
Al minimalismo si oppone il barocco: non più il minimo, non più solo la necessaria informazione, ma -all’opposto- l’eccesso, la ridondanza. Qui è la letteratura a influenzare l’informatica: il rumore può essere accettato come ricchezza. L’autore e il lettore, ognuno dotato del proprio computer, scoprono nuove possibilità di creare e condividere narrazioni – e cioè nuove vie per costruire conoscenza.

L’Introduzione
Questo articolo ha lo scopo di mostrare al lettore ciò che distingue il pensiero narrativo dal pensiero calcolante. Mostrando di conseguenza due facce dell’informatica. E’ un articolo di parte. Parla delle virtù della narrazione. La narrazione è un esercizio di libertà. Esercizio che l’autore propone al lettore. La libertà dell’autore si manifesta nelle forma e nel contenuto, in ciò che si dice e nel modo di dirlo. L’autore può permettersi di scrivere ciò che sente di dover scrivere perché sa che il lettore, a sua volta, resta libero di interpretare a suo modo il testo.
Qui l’autore, io che scrivo, Francesco Varanini, fa appello alla vostra fiducia e sceglie di gettarvi, senza altre parole introduttive, nel bel mezzo di una storia. In modo che lo stesso iniziale spaesamento sia fronte di riflessione e apprendimento.

La Conclusione
“Just the minimum exchange of words, the necessary information” ci dicono Carver e Lish, Shannon e Jakobson – avendo in mente un’informatica che cerca esattezza e precisione. Ma poi Lezama Lima ci ricorda che solo il difficile è stimolante, e che proprio quando ci pare di aver scritto abbastanza, proprio quando ci pare di aver decodificato correttamente una fonte, proprio allora è il momento di andare oltre, il momento di cercare un’altra strada.
Ciò che appare inizialmente rumore è promessa, beata e benvenuta, di nuovo senso. Questo è il lavoro che ognuno può fare, con l’ausilio del computer inteso come macchina per pensare e per narrare.
Qui l’autore si ritrae, si congeda, sperando che il lettore, da solo, si senta vicino a Lezama, a Rousseau e a Raffaello Brignetti nella propria ricerca di spazi di libertà.

L’articolo contiene, intercalati nel testo, commenti di Giuseppe O. Longo, così come l’articolo di Giuseppe O. Longo L’utopia della vita esatta, che con il mio compone in numero della rivista, contiene miei commenti.

Entrambi gli articoli non solo parlano delle mutue implicazioni tra informatica e narrazione, ma sono narrazioni in sé. Narrazioni, non puri-articoli-scientifici. Perché ci sono cose che si possono dire solo attraverso quel modo di raccontare libero e lontano da ogni rigore che apprezziamo leggendo un romanzo. Quindi vi invito a non fermarvi a Sommario, Introduzione e Conclusione riproposte qui sopra, e a leggere invece il mio testo. Lo trovate in formato pdf qui e qui.