Esseredigitale. 30 maggio 2018 a Milano


Esseredigitale: prosegue, dopo l’edizione inaugurale del 28 novembre 2017, il ciclo di incontri da me curato, su questo tema di cui si parla anche troppo – ma quasi mai attingendo ad una qualche chiarezza.

Qui, sul sito della Casa Editrice Este, le informazioni via via aggiornate e le modalità per partecipare.

Il tema attorno al quale ruoteranno di interventi è esposto qui di di seguito.

Ogni persona e ogni azienda è chiamata ad essere giorno dopo giorno più digitale. La voce degli esperti chiama ognuno ad una digital transformation – o come qualcuno preferisce dire, in modo più apocalittico: digital disruption.
A questo pressante appello non sempre si accompagna la riflessione. Con il convegno Esseredigitale, giunto alla seconda edizione dopo il successo dell’anno scorso, Este propone una occasione per ragionare attorno all’argomento con calma e con profondità.
Innanzitutto, cosa significa essere digitale? Digitale, di per sé, vuol dire numerico. I computer sono macchine digitali: trattano dati espressi in forma numerica. Quindi digitale vuol dire: ‘legato dall’uso di computer’. Fin quando ad usare i computer erano esclusivamente tecnici specialisti, i riflessi sociali, economici, politici della diffusione di queste macchine risultavano poco visibili. Le cose sono inevitabilmente cambiate da ogni cittadino del pianeta, ed ogni lavoratore dispone di un computer. Sono computer, infatti, anche i tablet, gli smartphone, i braccialetti.
Per alcuni, il passaggio al digitale è solo una questione di tecnologia. Per altri, un modo nuovo di intendere il business. Più in generale, è giusto parlare di cambiamento culturale: un nuovo modo di vivere, di intrattenere relazioni sociali, e di lavorare.
Si fa di solito risalire l’inizio dell’era digitale agli Anni Novanta del secolo scorso. Being Digital, il libro di Nicholas Negroponte, esce nel 1995. Sono passati più di venti anni, le nostre vite sono cambiate, ma ancora ci chiediamo in cosa consista questa rivoluzione. Nel corso del convegno, cercheremo i segni di questo cambiamento, mostrando come, più che di rivoluzione, transformation o disruption, sarebbe opportuno parlare di evoluzione di lungo periodo. Gli aspetti chiave della cultura digitale, infatti, erano già ben chiari negli Anni Sessanta del secolo scorso. Esistono però due diversi modi di guardare a questo epocale cambiamento.
Da un lato, l’essere digitali. Il plurale suggerisce l’idea di una massa di persone costrette a transitare collettivamente, e passivamente, verso l’uso di strumenti digitali.
Dall’altro, l’essere digitale. Qui è esclusa l’idea della massa indistinta e del passivo adeguamento. Anzi, all’opposto, si considera come ogni singola persona possa trovare negli strumenti digitali la possibilità di essere più creativa, più informata, più libera, più responsabile. Essere digitale significa allargare l’area della propria coscienza.
La scena digitale può essere intesa in questo modo: un nuovo territorio che ha del meraviglioso, ma nel quale dobbiamo imparare a muoverci.
Ci chiederemo quindi come manager e consulenti -e in special modo due figure: i Direttori del Personale e specialisti dotati di competenze informatiche e digitali- possano accompagnare le persone e le organizzazioni verso una loro nuova definizione.