Recensione di Giuseppe Varchetta al libro ‘Perché posso dirmi formatore’, apparsa su Direzione del Personale, organo dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, Numero 203, Dicembre 2022


Grazie a Pino Varchetta per la sua recensione al mio libro Perché posso dirmi formatore, prefazione di Luigi Maria Sicca, Collana PuntoOrg, Editoriale Scientifica, 2021. La recensione è apparsa su Direzione del Personale, organo dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale, numero 203, Dicembre 2022.

 

Scrive tra l’altro Varchetta:

Rimesso laicamente alle cose del mondo, Francesco Varanini offre un contributo di testimonianza senza rinvii e alibi. Le  pagine che abbiamo in mano sono un testimoniare denso del nostro tempo: di fronte ad una fenomenologia eccessiva, questo denso, recente lavoro di Varanini è un provarsi, senza scetticismo e rassegnazione, a  contenere questa vertigine, proponendo una modernizzazione riflessiva come compito  collettivo. Il testimoniare di Varanini è capace di uno sguardo, contemporaneamente orizzontale e verticale sulla realtà, immergendosi totalmente in essa. Sottolinea la centralità di una metatematica (attraverso una argomentazione distribuita a più riprese all’interno di temi in sé diversi), una sorta di ‘cura’ preargomentativa di ogni altra successiva riflessione: una interpretazione etico-antropolgica della rivoluzione digitale, come transito riflessivo inevitabile, lontano dal quale ogni operazione di senso risulterebbe sterile.

Un primo nodo problematico, in sé trama aperta, è il tratto autobiografico emergente da queste pagine, pur nella non proposta di una ordinata autobiografia. Il pensiero multidimensionale di Varanini, capace di misurarsi con la complessità della esperienza organizzativa, si propone un tentativo, in questa circostanza di scrittura sulla formazione, di riformulazione del suo consueto approccio testuale. Queste pagine di Varanini sono una struttura ipertestuale, in sé una allegoria della complessità: labirintiche, aperte nel proporre un impegno a chi legge.

L’invito individualizzato a chi legge a sciogliere ogni ritrosia nel continuare a riflettere sull’essere della formazione, ”mi interessa il fatto il formatore può e deve mettersi in gioco” ( ivi, p. 28) [ raramente un nodo problematico è stato espresso tanta chiarezza] è proposto da Varanini attraverso alcuni punti fermi di una personale interpretazione – questo è il secondo nodo problematico – del ruolo del formatore: “ciò che nutre il formatore è l’ “esperienza” del personale apprendimento … il formatore risponde innanzitutto al dovere morale di formare se stesso. È in virtù di questa esperienza che può poi permettersi di accompagnare un’altra persona in un percorso, che sarà un suo percorso personale, come lo è stato il percorso praticato dal formatore” (ivi, p. 55,). La sottolineatura della ricorsività tra  autoformazione e il formare, assume in Varanini una prospettiva di imperativo civile: “il maggior difetto della formazione sta nell’abuso del ruolo; sta nell’esercizio di un potere difensivo. Il formatore ha la possibilità di nascondersi dietro l’autorità che gli è concessa”.

Qui potete leggere la recensione per intero.