MIT Sloan Review Italia, terzo numero: Una leadership per le reti organizzative


E’ in uscita il terzo numero della MIT Sloan Review Italia

Come nostra consuetudine, i numeri della rivista che dirigo sono monografici. In questo numero guardiamo all’emergere di nuove forme organizzative, ed alle necessarie, adeguate risposte in termini di guida e di governo.

Tra gli autori Nonaka ed Edgar Schein. Agli articoli tratti dall’edizione americana, come al solito, si affiancano articoli italiani: Annarosa Buttarelli, Sebastiano Zanolli, Luca Solari, Fernanda Siboni. Accompagna gli articoli una intervista ad Amalia Ercoli-Finzi.

Qui di seguito il mio Editoriale.

I confini delle organizzazioni appaiono oggi sempre più sfumati e porosi, aperti. Varie esperienze ed osservazioni ci portano ad intendere le organizzazioni tramite metafore diverse dalla struttura gerarchica. Conviene probabilmente guardare non alle organizzazioni intese come strutture già definite, ma all’organizzazione come incessante processo di riassestamento. Bildung: forma in continua trasformazione. Trend compresenti, dalla globalizzazione al Web, ci portano ad intendere le organizzazioni come un unico tessuto seamless: una rete di nodi cangiante, dove solo in base a differenti criteri possono essere apposti confini, alla ricerca di traiettorie possibili tra continuità e discontinuità, creazione e condivisione, in un disequilibrio controllato.

Se questa è la scena, appare fuori luogo la figura del leader eroico che arriva su un cavallo bianco per salvare tutto e tutti. Conviene guardare invece a come possa manifestarsi una leadership intesa come sforzo multiforme di diverse funzioni aziendali, tese insieme a guidare e coordinare, con saggezza e pazienza, le persone al lavoro.

Come è nostra consuetudine, raccogliamo attorno a questo nucleo tematico voci differenti, ma in fondo singolarmente concordanti. Voci ormai classiche, come quelle di Nonaka e di Edgar Schein.

Voci italiane di diversa estrazioni: sia practitioner, sia accademici attenti alla realtà. Una ricerca originale italiana accanto ad una ricerca promossa da una società di consulenza strategica globale. Quest’ultima ricerca, in ogni caso, è convenientemente accompagnata da autorevoli studiosi italiani.

Possiamo attribuire un valore simbolico al passaggio da Edgar Schein al figlio Peter. L’attenzione alla cultura organizzativa di cui il padre appare necessaria ed attuale anche nei contesti socio-tecnici ridefiniti dalla trasformazione digitale.

Resta viva, ed appare anzi sempre più evidente, l’idea che la strategia è guidata dalla saggezza. Il ‘governo’ consiste nell’indicare una direzione”. L’ essere capi significa creare un mondo al quale le persone desiderino appartenere. Le persone non cercano relazione con un brand o un con un astratto modello. Le persone cercano -anche quando connessi tramite piattaforme- altre persone con le quali entrare in relazione.

I manager lungimiranti sono coloro che sanno tenersi lontani non solo dal cinismo del potere, ma anche dal facile storytelling. Le persone al lavoro sanno cogliere le sincere manifestazioni di fiducia e la proposta di valori non fasulli, nei quali è possibile veramente riconoscersi.

Si apre così il terreno al lavoro di gruppo, fondato sulla convinzione che dagli spazi di autonomia offerti ad ognuno emerga una leadership diffusa.

Lascio volentieri la conclusione ad Amalia Ercoli Finzi: “Il leader deve guardare in alto. Quando guardiamo le stelle tutto questo ci appare più chiaro. E chi aspira a guidare deve avere chiarezza dentro di sé”.