Internazionale: vent’anni dopo


Scrivendo l’1 novembre, Giovanni De Mauro ricorda che “esattamente venti anni fa usciva il primo numero di Internazionale”.

Internazionale immagino goda oggi di un’ottima salute, e svolge il suo importante ruolo nel panorama editoriale del nostro paese. Io me ne sono andato dopo due anni. Non so se ho fatto bene o ho fatto male ad andarmene. I motivi del momento perdono senso alla luce del tempo. Venti anni sono tanti.

Resto con la consapevolezza del ruolo che ho giocato allora, nella nascita della testata. Ricordo il mio primo incontro con Giovanni De Mauro, prima insieme di fronte ad  un possibile editore, e poi insieme per strada. Ancora non ci conoscevamo, ma io gli dico: Guarda che -se si conoscono i processi e le tecnologie, se si lavora con organizzazioni snelle  e con una buona rete di fornitori- non c’è bisogno, per fare un periodico, di un grande editore alle spalle. E’ così che è nato Internazionale.

Ricordo precisamente dove ero quando, nel corso di una telefonata, Giovanni ed io ci siamo accorti di essere arrivati entrambi, per vie diverse e parallele, alla conclusione che la rivista doveva chiamarsi Internazionale.

Ricordo quando Giovanni dormiva a casa mia a Milano, e quando io dormivo a casa sua, a Roma.

Ricordo quando è stata scattata questa fotografia. Io stupidamente con il telefono in mano.

 

Giovanni DeMauro, Jacopo Zanchini, Francesco Varanini, Chiara Nielsen, Elena Boille

Ricordo la bellezza del momento in cui un sogno si fa realtà. Il momento in cui un giornale nasce: il progetto editoriale, l’impostazione grafica che si consolida in una testata, il conto economico fatto e rifatto.

Ricordo, come quando lavoravo a Cuore, la chiusura del numero in redazione. E poi come per magia le pile di copie in edicola.