Francesco Varanini

Video della Presentazione del libro di Palma Sgreccia ‘IAetica su palafitte’. Sabato 27 giugno 2026 ore 15.30, online

Sono stato tra i relatori della presentazione del libro della filosofa Palma Sgreccia: IAetica su palafitte, prefazione di Tiziana Catarci, Armando, 2026.

Sabato 27 giugno 2026, dalle 15:30 alle 18:00. Organizzata dal Master in Bioetica, Pluralismo e Consulenza Etica dell’Università di Torino.

Modera
Mariella Immacolato, Medico legale, già Direttrice UOC Medicina Legale AUSL Toscana Nord Ovest

Intervengono
– Piergiorgio Donatelli, Professore di Filosofia Morale, Sapienza Università di Roma, Presidente della Consulta di Bioetica
– Maurizio Mori, Professore di Filosofia Morale, Università di Torino, membro del Comitato Nazionale di Bioetica
– Alessandro Negroni, Docente di Principi di giustizia e politiche pubbliche, Università Statale di Milano
– Giuseppe Marco Salvati o.p., Professore emerito di Teologia Dogmatica, Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, Prelato
Segretario della Pontificia Accademia di Teologia
– Andrea Terranova, Designer della traduzione visivo-verbale, traduttore e prompt designer, Docente presso l’Università di Torino
– Francesco Varanini, già Docente di Informatica Umanistica, Università di Pisa

Con la partecipazione dell’autrice Palma Sgreccia, Docente di Filosofia Morale.

Il video dell’incontro è visibile qui.

 

Qui la locandina in formato pdf.

Il libro propone una riflessione sull’intelligenza artificiale non solo come innovazione tecnologica, ma come questione culturale e antropologica, capace di riaprire domande decisive per la filosofia morale: responsabilità, autonomia, decisione, giustizia, potere, opacità algoritmica. Il tentativo è quello di pensare un’etica pluralista e situata, capace di orientare il giudizio in contesti instabili, senza rinunciare alla responsabilità della misura.

Per quanto mi riguarda, in vista dell’incontro, pensavo di parlare del significato della riflessione filosofica nei tempi che appaiono dominati, ancor più che dalla scienza, dalla tecnica.

La posizione comunemente assunta dalla filosofia è ancillare, autoridotta nella migliore delle ipotesi ad epistemologia. Il filosofare è così costretto nei confini predefiniti da scienziati e tecnici.

Il contributo critico della filosofia è così negato. Si può invece cercare, anche in specifici progetti, l’incontro e la collaborazione tra la progettazione tecnica ed una filosofia sempre consapevole del proprio tentativo: l’illuminazione che rende chiaro l’oscuro, la costante critica.

In parte ho trattato questo argomento. Ma ho seguito un’altra traccia che brevissimamente riassumo qui. La metafora delle palafitte, proposta da Sgreccia, merita attenzione. Se la filosofia non è ancillare, allora la filosofia è sguardo del pensatore, anzi della pensatrice. Sgreccia infatti è filosofa che può ben essere letta alla luce di una genealogia di filosofe. Sgreccia cita non a caso nel saggio Hannah Arendt e Simone Weil, ed è studiosa di GEM Anscombe. Sceglie una metafora per parlare di un approccio etico alla progettazione dell’intelligenza artificiale e all’adoperare le intelligenze artificiali. Un approccio che possa coinvolgere insieme computer scientist e filosofi. Sceglie la metafora delle palafitte. C’è in questo un richiamo all’uso della metafora delle palafitte da parte di Popper, nel quadro del suo riflettere sull’epistemologia. A il modo di intendere la metafora di Sgreccia è differente, e riguarda l’etica, non l’epistemologia.

Si può dire dunque che una filosofia non ridotto ad ancella della tecnologia, non ridotta ad epistemologia, si nutre di narrazioni. Perciò la proposta di Sgreccia è, in fondo, cercare metafore che aiutino a capire. Questo mi evoca l’esperienza personale di aver vissuto in case su palafitte, e di aver vissuto in culture che scelgono di costruire le case su palafitte. Questo non significa tanto cercare di costruire fondamenta in terreno instabile. Significa, quale che sia il terreno, elevare al di sopra del terreno il pavimento della casa: un modo di isolare dal condizionamento il luogo di vita, un modo di custodire l’umanità.

E ancora la metafora mi evoca un’idea di cantiere aperto, di costruzione orientata da progetto ma sempre in fieri. Ho in mente il cantiere della Torre di Pisa, dove esisteva un progetto da eseguire. Ma il terreno non lo permetteva. Dopo cento anni il lavoro di costruzione si interruppe, per mancanza dei tecnologie adeguate alla costruzione su un terreno cedevole. E così una seconda volta dopo cent’anni ancora. Solo dopo trecento anni il progetto fu completato, con il numero di piani previsti dal progetto. L’edificio, così come appare, la torre inclinata è il frutto del progetto possibile, la torre edificata su quel terreno. Vanamente nel 1800 si cercarono prove del fatto che il progetto prevedeva una torre pendente: non si voleva accettare che il progetto compiuto fosse il risultato di un adattamento di un progetto ‘sulla carta’ a ciò che era possibile nel contesto ambientale.

I progetti digitali, ed in particolare il progetto dell’intelligenza artificiale, rifiutano a priori questo stare nel mondo come frutti possibili dell’agire umano. Sono progetti fondati su una simulazione di mondo che sta al posto del mondo. I filosofi -si può anche precisare: maschi, come sono maschi i tecnologi digitali- accompagnano i tecnologi su questa strada, senza metterla in discussione.

La proposta di Sgreccia è differente. Sgreccia infatti nell’ultimo capitolo propone un discorso sull’autorità implicita nei progetti di sviluppo dell’intelligenza artificiale, e sull’intelligenza artificiale in sé come autorità. Lo fa, anche qui, sempre tramite una efficace narrazione: riprende il racconto del Grande Inquisitore, incastonato nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij.

Qui una mia recensione del libro: Nei tempo dell’intelligenza artificiale, vivere in case appoggiate su palafitte. In margine al saggio di Palma Sgreccia.

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