Francesco Varanini, ‘Perché posso dirmi formatore’, prefazione di Luigi Maria Sicca, Collana PuntoOrg, Editoriale Scientifica, luglio 2021


 

Il libro può essere acquistato qui, presso l’editore, oppure qui.

Ognuno di noi ha più professioni. Le professioni si tengono e si alimentano l’una con l’altra. Una delle mie professioni è certo quella del formatore.

Del perché posso dirmi formatore ho scritto da più parti e in molti modi. Diversi miei scritti sulla formazione, alcuni dei quali apparsi prima in riviste, sono raccolti in Gianluca Bocchi e Francesco Varanini, Le vie della formazione. Creatività, innovazione, complessità, Guerini e Associati, 2013.

La mia storia come formatore è raccontata in modo abbastanza dettagliato qui.

L’essere formatori nasce da un consapevole interesse per l’autoapprendimento e per l’apprendimento. O forse meglio: nasce dall’esperienza e dalla riflessione sull’esperienza. O più semplicemente: nasce dall’autobiografia.

Credo sia questa la chiave del libro che pubblico ora. Libro che non a caso può essere inteso come un commento alla poesia che colloco all’inizio. Versi che ripercorrono la mia storia personale, che ho scritto e riscritto in più occasioni. Una versione si trova qui; un’altra qui.

Spero che la mia personale riflessione sull’esercizio della professione di formatore -professione così carica di responsabilità- costituisca un invito a ripensare questo ruolo sociale. In un momento in cui le nuove tecnologie impongono una sua riconfigurazione. Ma anche in un momento in cui la situazione sociale e politica e strategie aziendali tendono a svilirlo.

Più in generale, spero sia vero quello che  scrive nella Prefazione Luigi Maria Sicca, al quale si deve il progetto PuntoOrg, e quindi anche la collana nella quale il libro esce:

“La questione della formazione così come proposta da Varanini, insomma, attraversa chiunque sia chiamato a responsabilità decisionali. E quel chiunque (riportato al manageriale e associato a formazione) indica con chiarezza che la persona cui è dato in sorte “to manage” non è solo il manager inteso in senso tradizionale, come persona che svolge una carriera di gestione in questa o quella azienda, ma ciascuno di noi che – a diverso titolo – si ritrova a che fare con processi di decision making“.

Le alette e la quarta di copertina del libro:

 

La scheda che parla del libro sul sito PuntoOrg.