Storie di lavoro umano e di lavoro delle macchine. Articolo di apertura del numero di ‘Via Borgogna 3′, rivista della Casa della Cultura di Milano, dedicato al Presente e futuro del lavoro umano. Aprile 2018.


E’ stato pubblicato il 30 marzo 2018 il numero 8 di Via Borgogna 3, rivista della Casa di Cultura di Milano. Il numero è dedicato ad una raccolta di articoli, curata da Francesco Varanini, sul tema: Presente e futuro del lavoro umano. Si tratta del seguito e della conseguenza del  ciclo di incontri che presso la Casa della Cultura ho progettato e condotto nell’ottobre 2017. (Analogamente, nel 2016 avevo curato il ciclo di incontri Noi umani e le macchine per pensare, cui era seguito, sulla rivista ViaBorgogna 3, la  serie di articoli Corpi, menti, macchine per pensare).

Via Borgogna 3, n. 8 Presente e futuro lavoro umano

Qui potete leggere la rivista sul sito della Casa della Cultura, o scaricare il formato pdf.
Qui potete scaricare la rivista in formato pdf, da questo stesso mio sito.

Il numero della rivista si apre con l’Editoriale di Ferruccio Capelli, direttore della Casa della Cultura, che propone una efficace sintesi del dibattito che abbiamo condotto.  Cito le sue conclusioni. “Pur nel mezzo di tali e tanti sommovimenti, resta diffusa la convinzione che il lavoro resta un’attività umana fondamentale. La dignità e la creatività dell’uomo, la sua piena affermazione di sé, continuano a dipendere larga – mente, oggi come nel passato, dal lavoro. Si tratta quindi di chiedersi come possa il lavoratore realizzare pienamente se stesso nel mondo pervaso dalle nuove tecnologie, ovvero dove stia l’essenza del lavoro umano in un quadro che, per tanti aspetti, sembra rimettere in discussione il ruolo e la funzione del lavoro umano.”

Apre la serie di contributi un mio articolo, intitolato Storie di lavoro umano e di lavoro delle macchine. Di fronte alle tesi di coloro che sostengono che  il lavoro umano è destinato a cedere sempre più spazi ad algoritmi e robot, non è facile addurre argomentazioni fiduciose. Dobbiamo accettare di guardare in faccia alla minaccia. considerando la minaccia stessa come occasione per ri-pensare il senso e lo scopo del lavoro umano. Per far questo, invece di avventurarmi nel descrivere le minacce presenti, ripercorro la storia di una stagione che presenta notevoli analogie con il tempo che oggi stiamo vivendo. Tra la fine del Settecento e l’intero Ottocento, lo spazio per il lavoro umano è stato radicalmente ridefinito dall’avvento del macchinismo: energia del vapore, telai meccanici, organizzazione della fabbrica, e anche, lungo questa via, la progettazione da parte di Charles Babbage del primo computer. La prima reazione fu allora di paura. La paura si tradusse nel luddismo e nel sabotaggio: le macchine, considerate come nemiche del lavoro umano, erano oggetto della distruttiva furia operaia. Ma poi si imparò ad incanalare l’energia dei lavoratori frustrati verso scopi costruttivi: sindacato, mutue di soccorso.
Narro questa storia attraverso lo sguardo di personaggi che la osservarono da vicino: Lord Byron, Charles Babbage. Sopratutto sguardi femminili: Beatrice Webb, Ada Lovelace. E grandi romanziere di allora: Charlotte Brontë, Elizabeth Gaskell, Mary Shelley.
(Trovate qui una diversa, precedente versione di questo mio testo)

Seguono articoli di Franca Olivetti Manoukian, Luciano Pero, Anna Maria Ponzellini, Renato Ruffini, Giuseppe Varchetta e Giuseppe Vincenzi.