Per una Critica della politica digitale. Sei incontri alla Casa della Cultura di Milano. Prendendo spunto dal libro di Francesco Varanini, ‘Le Cinque Leggi Bronzee dell’Era Digitale. E perché conviene trasgredirle’. Ogni giovedì dal 21 gennaio al 25 febbraio 2021, ore 18-20, in streaming


Prendendo spunto dal mio libro Le Cinque Leggi Bronzee dell’Era Digitale, Guerini e Associati, 2020, sono stato invitato a organizzare un ciclo di incontri presso la Casa della Cultura di Milano

Gli incontri, data la situazione che viviamo, si svolgono in modo virtuale. Sono fruibili in streaming sul sito della Casa della Cultura , e sul canale YouTube e sulla pagina Facebook della Casa della Cultura stessa.

Ogni giovedì dal 21 gennaio al 25 febbraio 2021, dalle ore 18 alle ore 20.

Qui la locandina con la quale la Casa della Cultura presenta gli incontri.

Si tratta dell’ideale seguito di precedenti cicli che ho progettato e condotto, sempre presso la Casa della Cultura: Noi umani e le macchine per pensare, ottobre 2016. Presente e futuro del lavoro umano, settembre-ottobre 2017. L’Intelligenza Artificiale come risorsa civile o come frutto di cittadinanza, dicembre 2019.

Converseranno con me diciotto esperti – disposti a considerare sé stessi prima che ‘esperti’, ‘cittadini’.

 

Guru del nuovo tempo insistono nel presentare ai cittadini la novità digitale mettendo in luce il bello e il buono di una nuova era di abbondanza. Sul versante opposto, critici spesso privi di reali conoscenze delle tecnologie muovono critiche ingenue o preconcette.
Il cittadino da un lato è portato a fidarsi ciecamente, dall’altro a diffidare per principio. Le narrazioni di un tipo e dell’altro si oppongono. Ma ogni voce, di un tipo o dell’altro, sembra infine ricordare a noi cittadini la nostra ignoranza, e quindi la nostra incapacità di capire.
L’innovazione appare come fatale manifestazione di Leggi di Natura, incontrastabile. Si pone così la necessità di una nuova riflessione sul libero arbitrio, sulla libertà, sui diritti civili e politici.
Serve dunque ricollocare la novità nella storia, e smascherare il linguaggio tecnico, per tornare ad una lettura politica. Serve dire di come oggi -e sempre più, a quanto sembra, negli anni a venire- strumenti, macchine e piattaforme digitali appaiono dispositivi orientati al controllo sociale, macchine per governare a scapito dei diritti civili.
Solo alla luce di una lucida critica si potranno individuare e rendere attivi, sul terreno digitale, nuovi spazi di democrazia e di partecipazione. E solo così si potranno individuare vie che evitino il tradursi della ricerca scientifica e tecnologia in fonte di disuguaglianza sociale.
L’avvento di macchine sempre più potenti ed autonome, infatti, può essere accettato e vissuto con fiducia. Purché la presenza della macchina sia intesa come stimolo che spinga ad apprezzare, per differenza, la nostra umanità; ed a scoprire modi nuovi di essere cittadini attivi, saggi e responsabili.

Giovedì 21 gennaio, ore 18-20
Linguaggi umani e codici digitali come mezzi di partecipazione e di governo
Ad ogni cittadino è offerto un insegnamento elementare, che è la base sulla quale si erige la democrazia: l’alfabetizzazione. Saper scrivere e saper leggere, è il modo per partecipare alla scrittura delle leggi che reggono lo Stato democratico. E’ il modo per conoscere le leggi che siamo chiamati a rispettare. E’ il modo per partecipare alla vita sociale e politica.
Ma oggi tutto ciò che conta è scritto in un codice digitale, in una ‘lingua’ che solo tecnici specialisti conoscono, e che è invece inaccessibile ai cittadini. Si tratta, oltretutto, di una lingua progettata per essere letta da macchine, e non da esseri umani.
Questa lingua pensata rivolgersi a macchine è infine imposta come nuova, più evoluta lingua, agli stessi esseri umani.
Così al cittadino è negata anche la possibilità di controllare ciò che è scritto nel codice. E risulta impossibile distinguere se a parlare all’essere umano è un essere umano o una macchina.
Di fronte a tutto questo serve una nuova alfabetizzazione.
Anja Puntari, Artista
Domenico Talia, Professore di Ingegneria Informatica presso l’Università della Calabria
Maria Luisa Villa, Professore emerito di Immunologia presso l’Università del Studi di Milano, Membro Corrispondente dell’Accademia della Crusca

Giovedì 28 gennaio, ore 18-20
La Legge di Moore: speranza di abbondanza o darwinismo volgare
La tecnica consiste nel progressivo trasferimento di capacità dagli esseri umani a macchine. Con l’avvento delle tecnologie digitali la rapidità del trasferimento si incrementa a dismisura.
Ma la tecnologia digitale comporta qualcosa di più: la macchina digitale appare sempre più autonoma dall’essere umano, e finisce per contrapporsi all’essere umano.
La fonte dell’autonomia della macchina sta nella sua capacità di calcolo. Il trionfo della novità digitale trova la sua manifestazione nella cosiddetta Legge di Moore: la crescita esponenziale della potenza di calcolo dei computer.
I limiti stessi delle capacità di progettazione dei tecnici sarebbero resi sempre meno rilevanti dall’incremento della capacità di calcolo. Fino al punto in cui, secondo alcuni, la macchine prenderebbe il posto dell’essere umano in quanto specie a suo modo vivente.
La storia, dunque, sarebbe, in epoca digitale, determinata, trascinata in avanti dalla potenza di calcolo delle macchine. Il progresso senza crisi ed il trionfo dell’abbondanza sarebbero così garantiti.
Si tratta, però, di un darwinismo volgare. La storia della vita non si svolge come crescita esponenziale; si svolge per errori, catastrofi, crisi. C’è motivo di pensare che l’affidamento alla Legge di Moore costituisca una fuga dalla responsabilità filosofica e politica – ed una rinunciataria concessione di autorità ai tecnici digitali.
La ragione può spingere gli umani ad affidarsi alla macchina. Ma la saggezza e consapevolezza portano a non affidarsi ciecamente alla tecnica.
Fernando Giancotti, Generale di Squadra Aerea, Presidente del Centro Alti Studi per la Difesa
Luciano Pilotti, Professore di Politiche Ambientali presso Università degli Studi di Milano
Fabio Stella, Professore di Machine Learning e Responsabile del Laboratorio Models and Algorithms for Data and Text Mining presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca

Giovedì 4 febbraio, ore 18-20
L’innovazione tecnico-scientifica e la trasformazione delle élites
L’Era Digitale è la stagione in cui si concretizzano i progetti dell’Illuminismo. La Rivoluzione Scientifica e Tecnica alimenta la Rivoluzione Industriale. Il tecnico entra a far parte dell’élite.
Nei tempi digitali si assiste ad un ulteriore passaggio: ogni campo della scienza e della tecnica, così come ogni azione politica richiede l’uso di macchine digitali.
Qualsiasi altra componente dell’élite, quindi, dipende dai computer scientist e dai tecnici digitali: solo essi progettano le macchine e conoscono veramente le macchine tramite le quali l’élite esercita il proprio potere.
Assistiamo dunque a una duplice evoluzione. Scienza e tecnica appaiono sempre più come progettazione di nuova vita e di nuovi mondi. Scienziati e tecnici si allontanano dal loro essere cittadini.
La libertà di ricerca che ogni scienziato ed ogni ricercatore merita rischia così di separarsi dalla responsabilità del cittadino, e dalla sua partecipazione alla cura della cosa pubblica.
Federico Cabitza, Professore di Interazione Uomo-Macchina e di Interazione Uomo-Intelligenza Artificiale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca
Sara Gandini, Direttore di Ricerca presso IEO, Istituto Europeo di Oncologia
Marco Lisi, tecnologo, già GNSS Services Engineering Manager presso ESA, European Space Agency

Giovedì 11 febbraio, ore 18-20
La forma Stato nell’Era Digitale: democrazie o democrature
Nell’era digitale scienziati e tecnici si fanno tecnocrati. La tradizionale figura del suddito, inevitabilmente subordinato al sovrano, si manifesta nell’Era Digitale nella figura dell’utente di programmi, di servizi, di piattaforme. L’utente gode solo dei diritti che il tecnico programmatore gli concede.
Gli utenti costituiscono una massa, un popolo. Ogni componente del popolo è descritto secondo indicatori definiti dai tecnici, ma è sostanzialmente privo di individualità e di autonomia.
Così la democrazia formale, svuotata di sostanza, si trasforma in democratura. Esempio finale: la tecnocrazia cinese.
Luca Barbieri, giurista
Fiorello Cortiana, ecologista, politico, già Senatore della Repubblica
Fosca Giannotti, Direttore di Ricerca presso Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione – CNR, Pisa

Giovedì 18 febbraio, ore 18-20
Fondamenti della cittadinanza digitale
La storia dell’informatica vede ciclicamente l’emergere di progetti che attribuiscono al cittadino autonomia nelle scelte e nella produzione di conoscenza. Basta citare il World Wide Web e Blockchain.
Ma presto l’innovazione tecnica tesa alla partecipazione sociale si rovescia nel suo contrario: le élite si appropriano dei progetti, ripristinandovi l’orientamento alla sudditanza ed al controllo. Si vanifica così la promessa delle democrazie rappresentative fondate du una costituzione votata dai cittadini. L’utente di servizi prefabbricati è la nuova incarnazione del suddito.
I fondamenti di una cittadinanza digitale restano da progettare.
Stefania Bandini, Professore di Intelligenza Artificiale presso Università degli Studi Milano Bicocca e Research Center for Advanced Science and Technology, Università di Tokyo
Virginia Fiume, Coordinatore presso Eumans, associazione per la cittadinanza attiva paneuropea
Dino Pedreschi, Professore di Computer Science presso l’Università di Pisa

Giovedì 25 febbraio, ore 18-20
Politiche per il lavoro umano
Di fronte a macchine -Intelligenze Artificiali, algoritmi, robot, fabbriche automatiche- capaci di sostituire il toto il lavoro degli esseri umani, non basta più parlare di ‘politiche del lavoro’: si deve parlare di politiche per il lavoro umano.
Il lavoro non è per l’essere umano solo cessione di tempo o conoscenze in cambio di una remunerazione. Il lavoro è esperienza vitale. Dunque anche quando il lavoro sia svolto da macchine
autonome indipendenti dagli esseri umani, ed anche quando ad ognuno sia garantito un salario sociale, in quanto esseri umani dovremo interrogarci ancora in merito al lavoro. Il tempo liberato dovrà essere colmato di impegni che evitino all’essere umano la passività del mero consumatore, l’inanità. Ciò che chiamiamo hobby o attività svolta per diletto, è in realtà lavoro.
Sembra dunque opportuno cercare nuovi ‘patti per il lavoro umano’. Nei patti dovranno essere necessariamente coinvolti i tecnici progettisti delle macchine. Perché deve in ogni caso essere chiara la responsabilità di esseri umani che progettano la sostituzione di esseri umani con macchine.
Michele De Rose, membro della Segreteria Nazionale FILT-CGIL
Alberto Peretti, filosofo, fondatore Genius Faber, cofondatore Impresa21
Luciano Pero, consulente e ricercatore